Real Jardín Botánico de Madrid: un approfondimento sul giardino botanico reale della Spagna
Incastonato tra il Paseo del Prado e il margine del parco del Retiro, il Real Jardín Botánico de Madrid è uno dei giardini più antichi e discretamente influenti di Spagna. Fondato sotto il mecenatismo reale a metà del diciottesimo secolo, da quasi duecentocinquant'anni funziona sia come istituzione scientifica sia come giardino pubblico, un luogo in cui al mattino i ricercatori catalogano esemplari rari e nel pomeriggio le famiglie passeggiano tra le aiuole di rose. Racchiuso da cancelli in ferro battuto e bassi muri di pietra, si trova così vicino al Museo del Prado che molti visitatori lo scoprono quasi per caso, uscendo da una delle grandi pinacoteche d'Europa per entrare in una collezione viva altrettanto meditata, a suo modo discreto.
Un giardino nato dai Lumi
Le origini del giardino risalgono al 1755, quando il re Ferdinando VI ne autorizzò la creazione in un sito vicino al fiume Manzanares, ai margini occidentali della città. Quella prima ubicazione si rivelò umida e poco adatta alla coltivazione, e sotto Carlo III si decise di trasferire l'intera istituzione su un terreno più elevato e asciutto, più vicino alla corte reale. Il giardino riaprì nel 1781 nella sede attuale lungo il Paseo del Prado, diventando così vicino di casa dei palazzi, dei conventi e infine dei musei che avrebbero definito questo tratto di Madrid. Il trasferimento rifletteva un'ambizione più ampia dell'Illuminismo, condivisa dai monarchi di tutta Europa: fare della botanica uno strumento di stato, un modo per catalogare il mondo naturale, migliorare la medicina e l'agricoltura e al tempo stesso mostrare il prestigio reale, come descrivono la voce di Wikipedia dedicata al giardino e altri resoconti storici dell'epoca.
Sabatini, Villanueva e un giardino su tre terrazze
La progettazione del nuovo sito fu affidata agli architetti Francesco Sabatini e Juan de Villanueva, quest'ultimo responsabile anche dell'edificio che sarebbe poi diventato il vicino Museo del Prado. Il loro impianto, ancora oggi ben leggibile, organizza il giardino su tre terrazze digradanti collegate da rampe e scalinate. La più vicina alla strada è la Terrazza dei Quadri, una griglia formale di siepi di bosso potate e aiuole stagionali; sopra di essa, la Terrazza delle Scuole Botaniche fungeva un tempo da aula all'aperto per la classificazione delle piante medicinali e utili; ancora più in alto, il Plano de la Flor era storicamente usato come vivaio per giovani alberi e piante ornamentali. La disciplina geometrica di queste terrazze colloca saldamente il giardino nella tradizione classica e simmetrica esplorata in I migliori giardini barocchi d'Europa, anche se il suo scopo era scientifico più che puramente decorativo. È un mondo lontano dai cortili e dai canali d'acqua dei I migliori giardini moreschi e andalusi più a sud, dove la geometria serve l'ombra e il suono più che la tassonomia.
Spedizioni che riempirono le aiuole
Ciò che rese il giardino qualcosa di più di un esercizio ornamentale fu il flusso di esemplari inviati dalle spedizioni botaniche spagnole della fine del diciottesimo secolo. Naturalisti come José Celestino Mutis, che trascorse decenni a studiare la flora dell'attuale Colombia, e Hipólito Ruiz e José Pavón, che esplorarono la vegetazione di Perù e Cile, spedirono attraverso l'Atlantico semi, esemplari essiccati e dettagliate illustrazioni botaniche. Gran parte di questo materiale transitò per Madrid o vi si stabilì in modo permanente, alimentando sia la collezione vivente sia l'erbario del giardino. Questa missione scientifica continua ancora oggi sotto il Consejo Superior de Investigaciones Científicas, il consiglio nazionale spagnolo della ricerca, che amministra il giardino insieme al suo erbario, alla biblioteca e alla banca dei semi, mantenendolo attivo come istituzione di ricerca e non come semplice curiosità storica.
Testimoni viventi: gli alberi più antichi del giardino
Percorrendo le terrazze, i visitatori incontrano alberi divenuti essi stessi parte della storia del giardino. Un venerabile ombù, un ampio albero sudamericano dalle radici a contrafforte, botanicamente più vicino alla barbabietola che ai comuni alberi da legno, allarga la sua bassa chioma su una delle terrazze, diretta eredità degli scambi botanici con le Americhe. Altrove si ergono un notevole ginkgo biloba e un maestoso cedro del Libano, specie apprezzate nei giardini europei del diciottesimo e diciannovesimo secolo proprio per la loro origine esotica e longevità. Il roseto del giardino, piantato con varietà storiche e moderne, richiama un flusso costante di visitatori a fine primavera, mentre il Pabellón Villanueva, costruito originariamente come serra e oggi utilizzato per mostre, e l'arioso Umbráculo in ferro e vetro raccontano la lunga sfida pratica di mantenere in vita specie delicate e tropicali nel clima continentale di Madrid, fatto di estati calde e inverni freddi.
Declino, restauro e un giardino rinato
La storia del giardino non fu un percorso di fioritura ininterrotta. Nel corso dell'Ottocento, guerre, instabilità politica e priorità reali mutevoli lasciarono l'istituzione a corto di fondi, e parti del terreno originario andarono perdute man mano che Madrid cresceva intorno ad esso. Nel Novecento il giardino si era ridotto notevolmente rispetto alla sua estensione originaria e mostrava segni evidenti di degrado. Una svolta significativa arrivò con un attento restauro condotto negli anni Ottanta, guidato dall'architetto Antonio Fernández Alba, che recuperò l'impianto originale a tre terrazze di Villanueva e Sabatini e restituì al giardino un carattere vicino a quello del Settecento. È in gran parte questo restauro ciò che i visitatori vivono oggi: un giardino che nelle sue fondamenta appare storico, ma che viene curato, piantumato e studiato come istituzione viva, non conservato come pezzo da museo.
Passeggiando tra le terrazze oggi
Entrando dalla Plaza de Murillo, accanto al Prado, i visitatori salgono gradualmente attraverso le tre terrazze, oltrepassando alberi da frutto a spalliera, aiuole di rose e collezioni organizzate per famiglia botanica o origine geografica. La posizione del giardino lo colloca nel cuore di quella che spesso viene chiamata la passeggiata dell'arte di Madrid, a breve distanza dal Prado, dal Thyssen-Bornemisza e dal Reina Sofía, a pochi passi dalle bancarelle di libri usati della Cuesta de Moyano. Per chi sta costruendo un itinerario più ampio tra i giardini botanici di Spagna, il Real Jardín Botánico si accosta naturalmente a luoghi come il Jardín Botánico Viera y Clavijo nelle isole Canarie o il Jardín Botánico de Castilla-La Mancha, ciascuno riflesso di un clima regionale e di una tradizione botanica diversi all'interno dello stesso paese. A Madrid, però, il fascino sta tanto nell'ambientazione quanto in una qualsiasi singola collezione: un giardino formale e storico, ancora impegnato in lavoro scientifico, incastonato in uno dei quartieri culturali più densi della capitale spagnola.
Sulla mappa
Per chi pianifica una visita, o vuole semplicemente tracciare i grandi giardini di Spagna su una mappa, il Real Jardín Botánico de Madrid è segnalato qui su Garden World Map, esattamente dove i suoi fondatori lo collocarono nel 1781, accanto al Prado, ai margini del Retiro, nel cuore di Madrid.